Inno di Mameli

Inno di Mameli, “Il Canto degli Italiani”: testo completo e cenni storici

Indice

L’inno nazionale italiano, conosciuto come “Il Canto degli Italiani”, è stato redatto da Goffredo Mameli per i testi e Michele Novaro per la musica. Il testo ufficiale, così come riportato sul sito istituzionale del Quirinale.

Di seguito il testo completo dell’inno.

Inno di Mameli

Testo Completo Inno di Mameli

Fratelli d’Italia
L’Italia s’è desta,
Dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testa.
Dov’è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.

Prima Strofa

Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Ritornello

Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l’ora suonò.

Seconda Strofa

Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Ritornello

Uniamoci, amiamoci,
l’Unione, e l’amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?

Terza Strofa

Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Ritornello

Dall’Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn’uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d’Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d’ogni squilla
I Vespri suonò.

Quarta Strofa

Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Ritornello

Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l’Aquila d’Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d’Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.

Quinta Strofa

Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Ritornello

Cenni storici sull’Inno di Mameli

Il brano narra l’origine del celebre inno nazionale italiano, il “Canto degli Italiani” o “Inno di Mameli”. Redatto nell’autunno del 1847 da Goffredo Mameli, un giovane studente e patriota, e successivamente musicato da Michele Novaro a Torino, questo inno ha visto la luce in un periodo di fervente patriottismo che anticipava la guerra contro l’Austria.

La sua immediata capacità espressiva nei versi e l’impeto della sua melodia lo hanno reso un canto amato durante il periodo dell’unificazione, mantenendo la sua popolarità anche nei decenni successivi. Tale è stata la sua rilevanza che Giuseppe Verdi, nel suo Inno delle Nazioni del 1862, ha selezionato proprio il Canto degli Italiani – e non la Marcia Reale – per simboleggiare la Patria italiana, accostandolo a God Save the Queen e alla Marsigliese.

È stato quindi quasi inevitabile che il 12 ottobre 1946, in seguito, l’Inno di Mameli venisse designato come inno nazionale della Repubblica Italiana.

Goffredo Mameli

Goffredo Mameli dei Mannelli, nato a Genova il 5 settembre 1827, proveniva da una famiglia di rilievo aristocratico genovese, sua madre era Adele – o Adelaide – Zoagli, discendente di una delle più illustri famiglie aristocratiche di Genova, mentre suo padre Giorgio era cagliaritano e comandante di una squadra della flotta del Regno di Sardegna. Mostrando un precoce talento sia come studente che come poeta, manifestava ideali liberali e repubblicani fin da giovane. Nel 1847, aderì al movimento mazziniano e partecipò attivamente alle grandi manifestazioni a Genova per le riforme, componendo contemporaneamente il testo de “Il Canto degli Italiani”.

Da quel momento in avanti, la vita di Mameli fu interamente dedicata alla causa italiana. Nel marzo del 1848, guidò 300 volontari a Milano durante l’insurrezione, successivamente combatté gli Austriaci sul Mincio con il grado di capitano dei bersaglieri.

Dopo l’armistizio di Salasco, tornò a Genova e collaborò con Garibaldi. Nel novembre dello stesso anno raggiunse Roma, dove il 9 febbraio 1849 venne proclamata la Repubblica. Nonostante la febbre, si batté strenuamente per difendere la città assediata dai Francesi, ma il 3 giugno fu ferito alla gamba sinistra e, a causa della cancrena, dovette essere amputata.

Mameli morì per complicazioni da infezione il 6 luglio 1849, alle sette e mezza del mattino, a soli ventidue anni. Le sue spoglie riposano nel Mausoleo Ossario del Gianicolo.

Michele Navaro

Michele Novaro, nato il 23 ottobre 1818 a Genova, dedicò i suoi studi alla composizione e al canto nella stessa città. Nel 1847, si trasferì a Torino dove lavorò come secondo tenore e direttore dei cori presso i Teatri Regio e Carignano.

Come convinto sostenitore dei valori liberali, Novaro mise il suo talento compositivo al servizio della causa dell’indipendenza, creando numerose melodie patriottiche e organizzando spettacoli per raccogliere fondi destinati alle imprese garibaldine.

Pur essendo una persona modesta per natura, non trasse alcun vantaggio personale dalla fama del suo inno più celebre, nemmeno dopo l’Unità d’Italia. Tornato a Genova, tra il 1864 e il 1865, fondò una Scuola Corale Popolare a cui dedicò tutto il suo impegno.

La sua vita fu segnata da difficoltà finanziarie e problemi di salute e, nonostante il suo contributo artistico significativo, morì in povertà il 21 ottobre 1885. Gli ex allievi di Novaro iniziarono un’iniziativa per erigergli un monumento funebre nel cimitero di Staglieno, dove attualmente riposa vicino alla tomba di Mazzini.

Bonus: Sesta Strofa

C’è una sesta strofa nella storia di questo brano che rappresenta l’identità degli italiani. Si tratta di una strofa presente nell’edizione del 1860 del “Canto”, stampata da Tito Ricordi, che però non viene riportata sul sito istituzionale del Quirinale e per tale motivo non siamo riusciti a poterti confermare se questa sesta strofa sia ufficiale o semplicemente un’aggiunta non autorizzata dalle autorità.

Evviva l’Italia
Dal sonno s’è desta
Dell’elmo di Scipio
s’è cinta la testa
Dov’è la vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò

Sesta Strofa